Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione accetta il loro uso.
Per ulteriori informazioni clicca qui.

Cenni storici

"Colline all'occaso, pianura a levante,
da lungi si scorge, dei monti il sembiante.
Chi vien da lontano ammira MARIANO.

Ne l’alta Brianza di verde ingemmata,
un borgo s’adagia da ben lunga data.
Si stende nel piano l’antica MARIANO"

Così scriveva l’illustre maestra marianese Vittoria Re Tettamanti nella sua poesia 'Canzone Mariana'.

La prima strofa definisce in maniera sintetica le caratteristiche geografiche di Mariano: le colline moreniche che ad occidente interrompono la pianura su cui si stende l’abitato; i rilievi prealpini che si stagliano a Nord e che ingentiliscono il panorama nelle belle e ventilate giornate primaverili ed autunnali.
La seconda strofa evidenzia altri due importanti connotati marianesi: il caratteristico verde, per cui va nota la Brianza e le antiche origini.

L’ORIGINE DEL NOME DI MARIANO

Non si hanno notizie certe sull’origine del nome: alcuni storici lo fanno derivare dal Console romano TEODORO MANLIO che qui ebbe la sua dimora; altri ipotizzano la latinizzazione dei toponimi liguri MARRA o MARNA, che evidenziavano caratteristiche peculiari dell’ambiente:

"terra ricca d’acqua" o "terra di confine".

Altri sostengono che il toponimo deriva probabilmente dal nome proprio romano "MARELIANUS" o "MARLIANUS" (forse dall’aggettivo "MARILIANUS"). Esso, infatti, si trova citato in entrambe le forme in una lunga serie di documenti databili fra il VI e l’ XI secolo. Fra i documenti più antichi ed importanti vi è una lettera scritta verso la fine del VI secolo da Papa Gregorio Magno al Vescovo di Milano Costanzo, in cui si parla di un "fundus Marlianus".

Altra ipotesi è che discenda dalla radice "MAR", che in celtico significa palude. E’ ormai accertato che, prima di essere abitata, l’area di Mariano era una palude. La località detta "Fontanone" (dove in un recente passato è stata tentata la coltivazione del riso) è l’ultimo lembo dell’antica palude.

Appaiono invece infondate le supposizioni che possa derivare dal nome di CAIO MARIO che si sarebbe fermato in questa località nel 101 a.C. durante la sua vittoriosa campagna contro i Cimbri.

Parimenti da respingere è l’ipotesi dello storico Ignazio Cantù che identificava l’antica Mariano col "fundus Manlianus" o con la "villa Mauriliana".

Nei documenti medioevali il Comune era già individuato come Mariano e solo nel 1863, dopo l’unione della Lombardia alle altre regioni italiane, venne aggiunto l’appellativo COMENSE, al fine di evitare l’omonimia con altri Comuni italiani di analogo nome.

DALLA PREISTORIA ALL’EPOCA ROMANA

Abitato da popolazioni celtiche (probabilmente della stessa tribù dei Galli Canturingi, che hanno dato il nome alla vicina Cantù), il luogo fu sede di insediamenti sino dalla prima età del ferro, come è attestato da ritrovamenti risalenti a tale periodo.

In epoca romana fu centro importante, anche perché situato non lontano dalla strada consolare che collegava Milano a Como.

Di quest’epoca sono stati ritrovati una necropoli con tombe a incinerazione, risalenti al I sec.d.C., in prossimità della attuale Via T.Grossi, e resti di abitazioni in località Fontanone.

Un importante personaggio legato alla storia di Mariano è il Console Flavio Teodoro Manlio, letterato e oratore illustre, vissuto alla corte dell’imperatore romano Teodosio (seconda metà del IV secolo) di cui fu stimato consigliere.

Il console Flavio Teodoro Manlio, di cui si hanno notizie anche negli scritti di S.Ambrogio e di S.Agostino, lasciati gli onori e le cariche curtensi, si ritirò poi a vita privata nel borgo di Mariano, che egli stesso avrebbe dotato di opere pubbliche, fra le quali una non meglio definita "Basilica di S. Stefano" di cui non restano tracce. A questo benemerito Teodoro Manlio, è attualmente dedicata la Piazza prospiciente il Palazzo Comunale.

LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO E L’EPOCA ALTO-MEDIOEVALE

Gli storici concordano nell’affermare che la diffusione del cristianesimo in Brianza, e quindi anche a Mariano, fu piuttosto tardiva, non anteriore agli inizi del V secolo.

Nell’anno 386, S. Agostino, scrivendo da Cassiciacum (l’attuale Cassago Brianza), dov’era ospite nella villa di un amico, non accenna all’esistenza di cristiani in luogo e nei dintorni.

E’ certo, comunque, che nell’Alto Medioevo la diocesi di Milano era suddivisa in 14 plebanie, tra le quali troviamo quella di Mariano, comprendente, oltre al borgo capo pieve, Arosio, Bigoncio, Inverigo, Carugo, Gattedo,Cabiate, Paina, Olgelasca e Brenna.

Dopo le invasioni barbariche, la storia di Mariano si evolve attraverso l’età longobarda e franco-carolingia (dal VI secolo al X secolo), sviluppando progressivamente la sua importanza ed affermandosi, nell’XI secolo, come capoluogo di una delle più ricche pievi della Lombardia.

 

L’EPOCA COMUNALE

Nel XIII secolo la Chiesa prepositurale di S. Stefano, riconosciuta canonica fin dal 1068 con capitolo di 8 canonici, era plebana di 24 chiese; in altri termini da essa dipendevano le 24 chiese esistenti nella Pieve di Mariano.

Nel medioevo, nell’ambito della vita religiosa, l’importanza di Mariano era testimoniata non solo dalla fioritura di conventi e di cappelle e dall’esistenza, oltre alla prepositurale di S. Stefano, di altre 7 chiese, appartenenti a congregazioni di religiosi, ma anche dal fatto che la chiesa prepositurale di S. Stefano Protomartire era straordinariamente ricca di possedimenti fondiari, come si evince da una pergamena dell’anno 1235, conservata nell’archivio parrocchiale, che riporta il lunghissimo elenco dei fitti percepiti dalla chiesa medesima.

In età medioevale, non minore era l’importanza di Mariano nella vita civile e politica. Il borgo, già protetto da un fossato e munito sin dall’epoca franco – carolingia di un Castello (sito sulla collina detta ancora oggi "del Castello"), faceva parte del contado della Martesana, il più antico e importante contado fra quelli in cui era suddivisa l’autorità feudale nello stato milanese, composto da 12 pievi, tra cui appunto la Pieve di Mariano.

In epoca comunale (secoli XI – XII), i Marianesi, insieme con i Canturini, furono alleati di Milano dapprima nella guerra contro Como e poi nella guerra condotta dai comuni della Lega Lombarda contro l’imperatore Federico il Barbarossa, culminata nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176).

In questo periodo, Mariano, divenuta sede di un importante mercato, conobbe una stagione di particolare fioritura economica, favorita anche dalla gestione diretta degli interessi collettivi da parte del Consiglio dei Capifamiglia che veniva convocato periodicamente dai consoli marianesi nel Broletto o "Palatium Communis" (con questo ultimo termine tale edificio è citato in un documento del 1240), ancora oggi esistente in Piazza Roma.

Questo edificio, nascosto da sovrastrutture costruite posteriormente, è stato recentemente individuato dagli studiosi e opportunamente ristrutturato da privati.

DAI VISCONTI AGLI SFORZA - LA DOMINAZIONE SPAGNOLA

Alla fine del X secolo è registrata a Mariano la prima nobiltà della famiglia Visconti, che qui esercitò il suo potere sotto forma di "capitaneato" prima di ascendere alla Signoria in tutto il territorio Milanese.

Nel corso dei secoli XIV e XV, sotto la Signoria dei Visconti e poi degli Sforza, Mariano seguì le sorti del Ducato di Milano.

Nel 1476 il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza infeudò il territorio di Mariano alla sua favorita Lucia Marliani, con il diritto di trasferire il feudo in eredità ai suoi figli.

Con la dominazione spagnola (secoli XVI-XVII) si riaffermarono le fortune della famiglia Marliani (cui risale lo stemma comunale), che vide uno dei propri membri, Giovanni, ambasciatore del re Filippo II di Spagna.

In questo periodo, come in tutto il Milanese, anche a Mariano la vita fu difficile, funestata non solo dal malgoverno e dalle guerre continue, ma anche dalle carestie e dalle pestilenze. Le epidemie di peste del 1576 e del 1630 provocarono un numero notevole di vittime.

A ricordo delle suddette pestilenze restano il Lazzaretto e la Croce eretta nel 1630 in Piazza Roma.

Al XVI secolo risale il Santuario della Madonna di S.Rocco (citato anche negli atti della visita pastorale di S. Carlo Borromeo), che è stato recentemente restaurato.

LA DOMINAZIONE AUSTRIACA

Nel XVII secolo, l’avvento della dominazione austriaca, con una serie di riforme apportò sensibili innovazioni e miglioramenti.

Dell’epoca di Maria Teresa d’Austria è l’ammodernamento dell’Amministrazione, documentato per Mariano dalla stesura del primo Bilancio Comunale e dalla realizzazione del Catasto generale, che permise la regolazione delle tasse e dei tributi, abolendo ogni arbitrio ed esazione forzata.

Sotto la dominazione asburgica, Mariano si affermò come una delle maggiori località del Milanese, superiore per importanza anche alla vicina Cantù.

Nel 1774 divenne sede di pretura, comprendente oltre il territorio della propria Pieve, anche quello delle Pievi di Incino, Agliate, Galliano, Seveso e la Squadra di Nibionno; nel 1785, per volere dell’Imperatore Giuseppe II, divenne sede di cancellierato.

L’amministrazione della giustizia fu irrigidita: fu abolito il diritto d’asilo e gli ecclesiastici furono dichiarati uguali ai laici di fronte alla legge; per la nuova severità andò man mano estirpata la piaga del banditismo, per cui purtroppo anche Mariano andava tristemente famosa.

Era diffuso il detto dialettale:

"Meda, Seregn, Paina e Marian se mantegnen el boja de Milan"

In quest’epoca furono costruite a Mariano numerose ville signorili: le più importanti sono villa Besana, villa Porta Spinola (famosa per il parco trasformato in Parco Pubblico e attualmente adibita a sede di servizi geriatrici), villa Sormani e villa Passalacqua Trotti (quest’ultima dal 1895 è di proprietà del Comune e sede degli Uffici Comunali).

L’importanza di queste ville è testimoniata anche dal fatto che nel volume VI del Regolamento Amministrativo edito a Milano nel 1850, Mariano è ricordata quale "ameno borgo posto al piano ed abbellito da molte villeggiature signorili".

LA RIVOLUZIONE FRANCESE L’EPOCA NAPOLEONICA E LA RESTAURAZIONE

In conseguenza della Rivoluzione Francese, con l’instaurarsi della Repubblica Cisalpina, Mariano diventò capoluogo del Circondario II del Dipartimento del Lavoro e fu confermata sede di una pretura con giurisdizione su una sessantina di Comuni.

Dopo la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna (1815), inserita sino al 1859 nel Regno Lombardo – Veneto Mariano cessò (dal 1844) di essere centro pretorile, ma conservò la propria importanza come sede di una guarnigione militare austriaca (alloggiata in una caserma situata in Piazza Roma).

Per alcuni decenni, negli anni a cavallo tra Settecento e Ottocento, Mariano fu anche la sede dell’Imperiale Regio Commissariato del Distretto XXVI, che fra gli altri Comuni comprendeva anche quello di Cantù. Ma i Canturini mal tolleravano quella posizione subalterna, per cui reclamarono e finalmente ottennero (nel 1829) il trasferimento a Cantù della residenza del Commissario.

Nel 1851 fu istituita la Banda cittadina (i primi elementi musicali furono impartiti da militari che componevano il Corpo Musicale del presidio austriaco di stanza a Mariano). Questa Banda esiste ancor oggi col nome di Antico e Premiato Corpo Musicale di Mariano Comense ed è riconosciuta come uno dei complessi bandistici più importanti della Brianza.

DAL RISORGIMENTO AGLI INIZI DEL NOVECENTO

Notevole è stata la partecipazione dei Marianesi alle vicende risorgimentali: nel 1848 anche a Mariano si costituì una Guardia Nazionale Repubblicana; nel 1859 Garibaldi, di ritorno dalla vittoriosa battaglia di S. Fermo contro gli Austriaci, vi sostò e parlò dal balcone della Caserma di Piazza Roma; tra i Marianesi garibaldini, che parteciparono alla spedizione dei Mille del 1860, e alle successive campagne militari di Garibaldi, si ricordano un Castoldi, un Conti e un Tagliabue.

Dopo l’Unità d’Italia, Mariano ha seguito le vicende nazionali.

DAGLI INIZI DEL NOVECENTO AI GIORNI NOSTRI

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento anche Mariano fu interessata da scioperi e agitazioni sociali. Nel 1888, in seguito ad uno sciopero degli operai della filatura Cuzzi, si registrarono scontri con le Forze dell’ordine e arresti. Nel 1905 si verificò uno sciopero agricolo in conseguenza del quale molte famiglie di contadini furono sfrattate.

Il Prevosto di Mariano don Paolo Borroni, pioniere nel campo della cooperazione edilizia in Italia e tra i fondatori nel 1903 della Società Anonima Coop. Case Popolari, si distinse in quegli anni per le sue iniziative in campo sociale, in particolare per la costruzione del quartiere detto della "Provvidenza", destinato alle famiglie meno abbienti.

Nel 1902 fu avviata la costruzione dell’Ospedale di Mariano, legato al nome del suo benefattore Felice Villa, il quale nel 1895, nel redigere il suo testamento, destinò una considerevole somma per la costruzione dell’Ospedale, che fu riconosciuto Ente Morale con R.D. dell’8 dicembre 1901.

Dal 1905 al 1921 fu amministratore del nostro Comune l’uomo politico antifascista Filippo Meda (1869-1939) importante esponente del movimento cattolico, deputato al Parlamento e più volte Ministro dal 1916 al 1921.

Nella I guerra mondiale (1915-’18) Mariano diede un largo contributo di combattenti e 127 caduti (ricordati nel Viale delle Rimembranze con altrettanti alberi e nel Monumento ai Caduti).

Nel 1919, nell’ambito del movimento cattolico, fu costituito il "Circolo Pace", cooperativa di consumo ed edilizia.

Nello stesso 1919 un gruppo di cittadini marianesi di sinistra pose le basi per la nascita di una cooperativa di consumo; nel 1921 fu aperta l’attuale sede della Cooperativa "La Proletaria" che nel 1991 ha festeggiato il 70° anniversario di fondazione, trasformandosi nel frattempo da piccola cooperativa in una grande e moderna azienda di distribuzione con il supermercato COOP.

Durante la II guerra mondiale Mariano subì distruzioni in seguito ai bombardamenti.

Il 26 aprile 1945 per le vie di Mariano si verificò uno scontro armato fra partigiani, appoggiati dalla popolazione e militi delle SS italiane in fuga, provenienti da Meda, scontro conclusosi con la resa delle SS e col tragico bilancio di numerosi morti.

Nel secondo dopoguerra, un grande protagonista della vita politica e sociale marianese è stato il Dr. Giovanni Del Curto (1890-1970).

Originario della Valtellina, laureato in giurisprudenza e in medicina, nel 1930 il Dr.Del Curto fu nominato medico - chirurgo aiuto del Consorzio Ospedaliero Giussano - Mariano Comense, con residenza all’Ospedale di Mariano Comense, e già da allora si impegnò per l’ammodernamento e l’ampliamento dell’Ospedale marianese.

Nel 1944 fu nominato Presidente del Comitato di Liberazione di Mariano Comense; il 26 aprile 1945 fu nominato Sindaco di Mariano Comense e fu poi riconfermato nella carica nelle elezioni amministrative del 1946, mantenendola sino alla fine del mandato nel 1951.

Nel 1946 il Dr. Del Curto fu eletto deputato della D.C. per l’Assemblea Costituente nel V collegio elettorale di Como – Sondrio - Varese.

Per la sua competenza giuridica venne designato dal gruppo democristiano e quindi nominato dalla Costituente membro della Prima Commissione Parlamentare Permanente per l’esame degli schemi di legge proposti dalla Presidenza del Consiglio e dai Ministri degli Interni, degli Esteri, Grazie e Giustizia, Istruzione e Difesa.

Dopo che ebbe terminato il mandato parlamentare, fu, per una ventina d’anni, Consigliere Provinciale a Como.

Per i cittadini marianesi, il Dr. Del Curto ha avuto soprattutto il merito di avere portato l’Ospedale di Mariano ad alti livelli, trasformandolo da semplice infermeria in efficiente nosocomio, con una capienza di 340 letti e con tutti i reparti modernamente attrezzati.